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Elenco di tutte le fobie più comuni e meno comuni
Quali sono le cause delle fobie?
La genetica : la ricerca ha dimostrato che alcune fobie possono ricorrere nelle famiglie. Ad esempio, due gemelli allevati separatamente e in posti diversi, possono sviluppare le stesse fobie. Tuttavia, molte persone con fobie non hanno parenti che soffrono di fobie.
Fattori culturali: alcune fobie si verificano solo in alcuni gruppi culturali. Un esempio è taijin kyofusho, una fobia sociale che appare quasi esclusivamente in Giappone. Si tratta del timore di offendere o danneggiare altri in situazioni sociali. Tale fobia è nettamente diversa da una tradizionale fobia sociale in cui la persona ha paura di essere personalmente messa in imbarazzo e umiliata. È pertanto possibile che la cultura svolga un ruolo nello sviluppo di una fobia.
Esperienze di vita: molte fobie sono basate su eventi reali della vita che possono essere o meno consapevolmente ricordati. Una fobia dei cani, per esempio, può derivare dall'essere stati attaccati da piccoli. Una fobia sociale si può sviluppare da un'adolescenza connotata da imbarazzo o da episodi di bullismo nell'infanzia.
È probabile che una combinazione di questi fattori possa dar luogo allo sviluppo di una fobia. Tuttavia, è necessaria molta più ricerca affinchè una conclusione definitiva possa essere raggiunta.
Effetti emotivi e psicologici delle fobie
Uno dei principali criteri per la diagnosi di uno fobia è che essa limita la vita. A seconda di quale sia la vostra fobia, vi potreste trovare a fare una vera e propria battaglia per eseguire commissioni, uscire con gli amici o addirittura andare a lavorare ogni giorno. Queste limitazioni possono farvi sentire isolati. Vi potreste chiedere perchè non siete come tutti gli altri. Potreste avere problemi a mantenere dei rapporti di amicizia. Potreste rinchiudervi e sentirvi depressi.
Le fobie possono causare situazioni scomode e imbarazzanti. Come spiegare al tuo migliore amico che non potrai mai andarlo a trovare a casa sua, perché possiede un cane? Come rifiutare un viaggio alle Bahamas, con un nuovo partner, perché non si riesce a salire su un aereo? La fobia sociale può essere particolarmente difficile da gestire, perché la paura alla base è di un'umiliazione. Avere una reazione fobica può essere umiliante, rafforzando la paura e rendendo la fobia di più difficile da gestire.
Sensazione di essere fuori controllo
Forse una delle peggiori componenti emotive di una fobia è la sensazione di essere fuori controllo. Probabilmente capite che la vostra fobia è irrazionale, ma non importa quanto duramente si provate, non riuscite a tenerla sotto controllo e probabilmente vi chiedete cosa vorrebbe dire vivere semplicemente la vostra vita senza preoccuparvi del fatto che possiate entrare in contatto con quello che vi terrorizza.
La sensazione di impotenza può comparire quando vi rendete conto che la vostra fobia è fuori controllo. Potreste sentire che non c'è niente che potete fare per guarire. Potreste supporreno che avrete per sempre la vostra fobia. Potreste desiderare che le cose siano diverse, ma sentire che non lo saranno mai.
Se la vostra fobia sta causando uno qualsiasi di questi pensieri o sentimenti, è importante intervenire con un trattamento. Come ogni disagio psicologico, è facile per una fobia avere un impatto che va di gran lunga al di là dei suoi sintomi di base. Affrontare le fobie in terapia può contribuire a ridurre i sentimenti negativi di vergogna e di impotenza.
Fobia: definizione e sintomi
Vertigini, battito cardiaco accelerato, tremore, o altre risposte fisiche incontrollabili
Sensazione di terrore, spavento o panico
Preoccupazione; incapacità di distogliere il focus dalla situazione temuta
Differenza tra Doc e Fobie
E' comune per le persone con disturbo ossessivo-compulsivo evitare un determinato oggetto o situazione, così come per le persone con fobie. Tuttavia, il disturbo ossessivo-compulsivo, a differenza di una fobia o di altri disturbi d'ansia, è caratterizzato da una costante preoccupazione, da paura persistente, anche quando si è lontani dalla situazione temuta. Coloro che ne soffrono mettono in atto elaborati rituali spesso legati al pensiero ossessivo, noti come compulsioni, che essi sentono di dover fare al fine di ridurre l'ansia.
Le persone con una fobia o con altri disturbi d'ansia, d'altro canto, di solito non pensano tanto all'oggetto o alla situazione temuta a meno che non vengano esposte ad essi in qualche modo. Possono provare paura per un evento imminente che è collegato alla fobia, ad esempio tenere un discorso in pubblico, ma non sperimentano un'esperienza persistente di paura nella vita quotidiana.
Agorafobia: definizione, sintomi, diagnosi e trattamento
La parola agorafobia include la parola greca "agorà", che fa riferimento agli spazi aperti degli antichi mercati. Oggi, si può fare riferimento a qualsiasi luogo in cui l'ansia o i sintomi di panico si sono verificati e la persona ora cerca di evitare. Il disturbo è caratterizzato dall'ansia nel trovarsi in luoghi o situazioni da cui potrebbe essere difficile o imbarazzante fuggire nel caso in cui si verifichino un attacco di panico o sintomi simili al panico. La parola agorafobia si riferisce anche alla paura di essere intrappolato in circostanze in cui l'aiuto medico potrebbe non essere disponibile nel corso di tali episodi. Come altre fobie, l'agorafobia comporta la paura irrazionale e involontaria nei confronti di situazioni e cose ordinarie, per cui le persone che ne soffrono spesso evitano situazioni o luoghi in cui si potrebbe incorrere in queste sensazioni.
Esempi di tali scenari possono includere:
-Essere fuori casa da sola
-Trovarsi in mezzo ad una folla di persone, o in piedi in fila
-Viaggiare in auto, autobus, treni o aerei
-Essere su un ponte
L' agorafobia comunemente accompagna il disturbo di panico. In molti casi, il panico in realtà è la causa dell' agorafobia. In altri casi, le persone hanno l'agorafobia senza la presenza di panico, anche se di solito sperimentano alcuni sintomi correlati al panico (ad esempio, sudorazione eccessiva o accelerazione del battito cardiaco).
La caratteristica dell'agorafobia è l'evitamento. Una persona con agorafobia evita qualsiasi circostanza potenzialmente minacciosa che potrebbe causare un attacco di panico o altri sintomi che inducano il panico. Ad esempio, se un attacco di panico si è verificato in un centro commerciale, la persona evita i centri commerciali e, forse, anche altri posti affollati. Come risultato, molti pazienti trascorrono crescenti quantità di tempo a casa e in altre situazioni protette, ostacolando in maniera significativa la loro capacità di lavorare, viaggiare, svolgere compiti quotidiani e mantenere rapporti interpersonali.
L'agorafobia dovrebbe essere differenziata da altre categorie di fobia. Una fobia specifica si riferisce alla paura di un certo oggetto o situazione (ad esempio, una persona che teme i cani evita tutti i cani). La fobia sociale comporta la paura di situazioni sociali a causa di imbarazzo o di umiliazione, non a causa di sintomi di panico.
L'esordio dell'agorafobia in genere è intorno ai 20 anni d'età. Le donne sono colpite più spesso rispetto agli uomini. La condizione può ostacolare sostanzialmente la qualità di vita della persona. Alcuni pazienti sono in grado di sopportare determinate situazioni potenzialmente minacciose (ad esempio, i viaggi), se sono accompagnati da un'altra persona. Altri possono non essere in grado di sopportare situazioni di minaccia in nessun caso. I pazienti possono avere difficoltà a lavorare, socializzare, viaggiare o svolgere importanti compiti quotidiani come ad esempio fare la spesa. Le persone con agorafobia possono infine sperimentare molta meno ansia limitando la loro esposizione al rischio di situazioni di minaccia. La causa di questa fobia rimane poco chiaro. Tuttavia si pensa che la genetica, la biochimica e i fattori di stress svolgano un ruolo nello sviluppo dell'agorafobia.
SINTOMI DELL'AGORAFOBIA
I sintomi di agorafobia sono spesso sia di natura fisica che psicologica. I pazienti che hanno avuto un attacco di panico o altri sintomi di panico in passato, possono temere di rimanere intrappolati in situazioni simili in cui è difficile scappare o dove possono perdere il controllo in un luogo pubblico.
I sintomi psicologici dell' agorafobia possono includere: sensazione di agitazione o irascibilità , rimanere chiusi in casa per lunghi periodi di tempo, sensazione di essere staccati o lontani dagli altri, senso di impotenza e di sentirsi dipendenti dagli altri, sensazione che il corpo e l'ambiente siano irreali, pensieri confusi o disordinati. Tipicamente, i pazienti sperimentano ansia o attacchi di panico e i relativi sintomi fisici che spesso li accompagnano, come forte battito cardiaco, sudorazione eccessiva e problemi respiratori. Altri sintomi fisici includono: dolore addominale, dolore toracico, capogiri, spasmi muscolari o tremore, sensazione di testa vuota, nausea e vomito, intorpidimento e formicolio, rossore della pelle.
Le persone con agorafobia spesso diventano frustrate e si vergognano del loro comportamento. Di conseguenza, sono a rischio per lo sviluppo di molte altre condizioni, tra cui la depressione e l'abuso di sostanze stupefacenti.
METODI DI DIAGNOSI DELL'AGORAFOBIA
Prima di diagnosticare l'agorafobia, un medico deve eseguire un completo esame fisico e compilare un'approfondita anamnesi al fine di escludere qualsiasi potenziale causa fisica. Se si sospetta un problema di tipo psicologico, il paziente sarà inviato ad uno psicologo, ad uno psichiatra o ad altri professionisti della salute mentale.
L'agorafobia sarà diagnosticata se il paziente ha sintomi coerenti con l' agorafobia che non sono causati da un altro stato mentale. Altre condizioni mentali che possono presentare sintomi simili a quelli di agorafobia comprendono:
-Disturbo ossessivo-compulsivo
-Disturbo post-traumatico da stress
-Disturbo da ansia di separazione
-Fobia sociale
-Fobia specifica
Come già detto prima, l'agorafobia spesso si verifica con un'altra condizione chiamata panico. Molti pazienti condividono almeno alcuni dei sintomi di entrambe queste condizioni. Ad essi può essere diagnosticato sia un Disturbo di Panico con agorafobia che un'Agorafobia senza storia di Disturbo di Panico.
I criteri utilizzati per diagnosticare queste due condizioni sono praticamente identici. Tuttavia, vi è un aspetto chiave da considerare: l'Agorafobia senza storia di Disturbo di Panico è diagnosticata se il timore del paziente è incentrato sulla possibilità di sperimentare sintomi invalidanti o imbarazzanti simili al panico o attacchi con sintomi limitati. Ad esempio, il paziente può aver paura di avere sintomi correlati al cuore e non essere in grado di ricevere aiuto. Ciò differisce dal Disturbo di Panico con Agorafobia, in cui la paura del paziente è incentrata sulla possibilità di avere veri e propri attacchi di panico, dopo averli già sperimentati in precedenza. In sostanza, i pazienti a cui è diagnosticata Agorafobia senza storia di Disturbo di Panico non hanno una storia di ricorrenti attacchi di panico. Infine, l'Agorafobia non sarà diagnosticata nei casi in cui i timori di un paziente sono dovuti ragionevolmente a determinate condizioni mediche. Ad esempio, un paziente che ha la malattia di Crohn (una malattia autoimmune cronica) può temere di avere un episodio di diarrea in un momento inopportuno. Questa paura è normale vista la situazione del paziente.
TRATTAMENTO DELL'AGORAFOBIA
I pazienti con agorafobia hanno più opzioni di trattamento. Nella maggior parte dei casi, una combinazione di psicoterapia e di farmaci antidepressivi e ansiolitici è il trattamento più efficace.
La psicoterapia maggiormente utilizzata nel trattamento dell'agorafobia è quella cognitivo-comportamentale. La psicoterapia cognitivo-comportamentale comporta l'apprendimento di nuove competenze per reagire in modo diverso a situazioni che di solito generano ansia. Il paziente impara anche a modificare azioni specifiche e ad utilizzare diverse tecniche per arrestare il comportamento dannoso. Il paziente può imparare le tecniche di rilassamento, come la respirazione profonda, e può essere gradualmente esposto a situazioni che sono spaventose e in cui può sperimentare le nuove abilità. I pazienti imparano anche di più sui modelli di pensiero negativo che aumentano l'ansia e le modalità per riorientare tali pensieri.
Nel mio lavoro utilizzo alcune utili tecniche cognitivo-comportamentali integrandole con altri modelli teorici che, nella mia esperienza clinica, si sono dimostrate efficaci nel trattamento del disturbo e nel mantenimento dei risultati terapeutici ottenuti.
Nei casi in cui reputo utile per la persona un aiuto farmacologico, mi avvalgo della collaborazione di alcuni colleghi psichiatri che stimo e di cui mi fido.
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Iscrizioni e borse di studio 2013 della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Transazionale SSPT di Latina
http://www.sspt-sapa.it/download/scheda%20iscrizione2012sspt.pdf
Sono inoltre istituite 15 borse di studio per gli allievi del primo anno 2013.
Per concorrere alla borsa di studio seguire le indicazioni presenti al seguente collegamento
http://www.sspt-sapa.it/download/INFORMAZIONI%20PER%20CONCORRERE%20ALLA%20BORSA%20DI%20STUDIO.pdf
La scheda di iscrizione alla scuola la trovare al seguente collegamento
http://www.sspt-sapa.it/download/scheda%20iscrizione%20SSPT.pdf
Per qualsiasi ulteriore informazione potete visitare il sito della SSPT al link www.sspt-sapa.it
Figli di genitori separati più a rischio di attacchi di panico
Milano, 7 gen. 2009 (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Ci sono anche gli attacchi di panico nel bagaglio che i figli di genitori separati si porteranno dietro fino all'età adulta. Responsabile: la grave esperienza di distacco che li accomuna anche agli orfani e ai bimbi di emigrati. Sono loro, secondo uno studio condotto dall'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e dall'Istituto scientifico universitario San Raffaele, ad avere più probabilità di ammalarsi di attacchi di panico da adulti. I ricercatori hanno osservato il fenomeno in oltre 700 gemelli del Registro nazionale norvegese.
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Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma Mappa dello Studio della Dott.ssa Bottaro
COME RAGGIUNGERE LO STUDIO CON I MEZZI PUBBLICI
Prendere la linea METRO A (direzione ANAGNINA) Scendere alla fermata ANAGNINA e ai tornelli dirigersi a destra verso l'uscita Prendere l'autobus di linea 506 (VANVITELLI) per 6 fermate (506 ogni 20 min.) Procedere a piedi in Via Cropani e proseguire dritto fino alla rotonda Alla rotonda svoltare a destra per Viale Raf Vallone.
Dalla stazione della metro Anagnina è possibile prendere anche gli autobus 501, 502 ,503 ,507 e scendere su Via Tuscolana o Via Anagnina all'altezza di Ikea.
COME RAGGIUNGERE LO STUDIO IN AUTO E MOTO
Indicazioni per chi proviene:
Da Roma Centro - da via Tuscolana procedere verso il GRA, superarlo e prendere la via Anagnina direzione Grottaferrata, mantenere la destra e seguire indicazioni per l'inversione di marcia/Via di Tor di Mezzavia, girare alla prima strada a destra (troverete Ikea alla vostra sinistra), giunti alla rotatoria girare a destra alla prima strada destra, prendere Via Riccardo Billi, alla rotatoria girare a sinistra su Viale Raf Vallone.
Dal G.R.A.- uscita 21-22, seguire la direzione per Grottaferrata, immettersi su via Anagnina, mantenere la destra e seguire le indicazioni per l'inversione di marcia/Via di Tor di Mezzavia, girare alla prima strada a destra (troverete Ikea alla vostra sinistra), giunti alla rotatoria girare alla prima strada a destra, prendere Via Riccardo Billi, alla rotatoria girare a sinistra su Viale Raf Vallone.
Da Grottaferrata- su Via Anagnina seguire le indicazioni per Via di Tor di Mezzavia, girare a destra (troverete Ikea alla vostra sinistra), giunti alla rotatoria girare alla prima strada a destra, prendere Via Riccardo Billi, alla rotatoria girare a sinistra su Viale Raf Vallone.
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma "Il contributo dell'Analisi Transazionale alla mia professione"
L’Analisi Transazionale rappresenta l’approccio a cui faccio riferimento nel mio lavoro. Nell’AT ho trovato un modello teorico chiaro, strumenti pratici e strategie appropriate di intervento per impostare il trattamento, formulando ipotesi diagnostiche e conducendo il lavoro clinico sulla base di contratti concordati e condivisi con la persona. Questa procedura è rispettosa della libertà dell’altro di compartecipare al suo percorso di cambiamento.
La cosa che trovo molto in sintonia con me è la visione dell’uomo non deterministica in cui la persona ha la possibilità di cambiare, di ridecidere la sua vita. Tengo sempre presenti gli assunti filosofici dell’AT in particolar modo il principio secondo cui “Ogni persona è Ok”. Ne segue che, nella relazione con le persone che si rivolgono a me, avvio relazioni Ok/Ok nelle quali entrambe le parti siamo in una posizione di uguaglianza nello stabilire le nostre rispettive competenze, i nostri bisogni, i desideri e le emozioni.
Utilizzo sempre nel lavoro l’approccio contrattuale che considero uno degli aspetti più validi dell’AT in quanto consente di definire, in accordo con il cliente, l’obiettivo della terapia permettendoci di mantenere la direzione nell’intervento e di valutare i progressi in itinere.
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma Che cos'è uno psicoterapeuta?
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma Cos'è il Disturbo Ossessivo Compulsivo?
"Sapevo che i rituali non avevano senso, e mi vergognavo profondamente di farli, ma sembrava che non potessi superarli fino a quando non ho iniziato la terapia."
"Vestirsi la mattina era difficile, perché avevo un rituale, e se non seguivo il rituale, diventavo ansioso e dovevo vestirmi di nuovo. Ero sempre preoccupato che, se non avessi fatto qualcosa, i miei genitori sarebbero morti. Ho avuto questi terribili pensieri di danneggiare i miei genitori. Ciò è completamente irrazionale, ma i pensieri scatenato più ansia e più comportamenti insensati. A causa del tempo che ho trascorso a fare i rituali, non ho potuto fare un sacco di cose che erano importanti per me."
Le persone con disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) hanno persistenti pensieri sconvolgenti (ossessioni) ed utilizzano i rituali (compulsioni) per controllare l'ansia che questi pensieri producono. La maggior parte delle volte, i rituali finiscono per controllare loro.
Ad esempio, se le persone sono ossessionate da germi o sporcizia, possono sviluppare una compulsione a lavarsi le mani più e più volte. Se sviluppano una ossessione per gli intrusi, possono chiudere e richiudere le porte molte volte prima di andare a letto.
La paura dell’ imbarazzo sociale può indurre le persone con DOC a pettinarsi i capelli compulsivamente davanti allo specchio. A volte vengono "catturati" dallo specchio e non riescono ad allontanarsi da esso. L’esecuzione di tali rituali non è piacevole. Nel migliore dei casi, essa produce un temporaneo sollievo dall’ ansia creata dai pensieri ossessivi.
Altri comuni rituali sono la necessità di controllare ripetutamente le cose, toccare le cose (specialmente in una particolare sequenza), o contare le cose.
Alcune comuni ossessioni includono i frequenti pensieri di violenza e di danneggiamento nei confronti dei propri cari, il pensare in modo persistente all’esecuzione di atti sessuali che la persona non gradisce, o avere pensieri che sono vietati dal credo religioso.
Le persone con DOC possono anche essere preoccupate per l'ordine e la simmetria, hanno difficoltà a gettare le cose, o accumulano oggetti inutili.
Anche le persone sane fanno dei rituali, come ad esempio controllare diverse volte per vedere se la stufa è spenta prima di lasciare la casa. La differenza sta nel fatto che le persone con DOC eseguono i loro rituali anche se ciò interferisce con la vita quotidiana e trovano la ripetizione angosciante. Anche se la maggior parte degli adulti con DOC riconosce che ciò che stanno facendo è privo di senso, alcuni adulti e la maggior parte dei bambini non si rendono conto che il loro comportamento è fuori dall’ordinario.
Il disturbo ossessivo-compulsivo colpisce circa 2,2 milioni di americani adulti, e il problema può essere accompagnato da disturbi alimentari, altri disturbi d'ansia o depressione. Esso colpisce uomini e donne circa in numero uguale e di solito appare durante l'infanzia, l'adolescenza, o all'inizio dell'età adulta. Un terzo degli adulti con DOC sviluppa i sintomi da bambino, e la ricerca indica che il disturbo ossessivo compulsivo potrebbe ricorrere nelle famiglie. Il corso della malattia è molto vario. I sintomi possono andare e venire con facilità nel corso del tempo, o peggiorare. Se il disturbo diventa grave, può impedire alla persona di lavorare o di svolgere le normali responsabilità a casa. Le persone con DOC possono provare ad aiutare se stesse evitando le situazioni che scatenano le loro ossessioni, talvolta per calmarsi possono utilizzare alcool o droghe.
Il paziente con disturbo ossessivo-compulsivo di solito risponde bene al trattamento con alcuni farmaci e / o la psicoterapia basata sull’esposizione, in cui le persone affrontano le situazioni che provocano paura o ansia e diventano meno sensibili a queste.
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma Il Contratto Terapeutico
I terapeuti transazionali lavorano sulla base di contratti e cioè fanno accordi specifici con le persone che chiedono loro aiuto, riguardo ai risultati che desiderano ottenere. Contratti tipici sono "imparare a riconoscere e godere dei miei successi" o "esprimere la rabbia in un modo rispettoso di me e degli altri" o "prendermi cura di me stesso e delle persone che amo, smettendo di bere troppo" o "prendere dei bei voti a scuola". Certo molto può succedere nella psicoterapia, ma al di sopra di tutto c’è sempre il contratto, l’obiettivo che guida il lavoro dell’Analista Transazionale. Oltre a questo, egli farà anche dei contratti a breve termine, contratti ad esempio di sobrietà o di "non suicidio," per aiutare la persona a raggiungere l’obiettivo finale. Dal momento che gli esseri umani nascono OK, è ragionevole che, con l’aiuto di persone competenti, possano tornare alla loro originaria posizione OK. La capacità di essere OK è in attesa in ogni persona, pronta ad essere liberata dalle proibizioni del copione. L’Analista Transazionale sa bene che, se si fanno contratti terapeutici chiari e indirizzati ad un obiettivo, se si analizzano validamente le transazioni interpersonali e se si dà alla persona in modo forte il permesso di cambiare, proteggendola al tempo stesso dalle sue paure, ognuno può avere l’opportunità di diventare una persona felice, amorevole e produttiva.
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma Le 3 P del terapeuta: Permesso, Potenza, Protezione
Il permesso è una parte molto importante dell’Analisi Transazionale ed è la situazione in cui l’educatore o il terapeuta dicono: "Puoi fare ciò che i tuoi genitori o altri dicevano che era sbagliato" oppure "Non è necessario che continui a fare quello che da bambino hai deciso di fare." Ad esempio, se una persona, che ora è molto timida, da bambina si è sentita dire "Non chiedere nulla," un permesso potrebbe essere quello di chiedere ciò di cui ha voglia o bisogno: "Chiedi carezze, le meriti." Se una persona riceve un permesso e va contro le richieste o i desideri dei genitori e della società, è molto probabile che il suo Bambino sia molto impaurito. Ecco perché la protezione è un aspetto molto importante nel cambiamento.
Il terapeuta, o l’educatore, danno o offrono protezione, preferibilmente con il sostegno di un gruppo, a chi è pronto a cambiare il suo copione. Il terapeuta e il gruppo offrono protezione dicendo "Non ti preoccupare, andrà tutto bene. Ti sosterremo e ci prenderemo cura di te se avrai paura."
Permesso e protezione aumentano la potenza terapeutica dell’analista transazionale introducendo nella situazione il Genitore Affettivo. L’uso che il terapeuta fa del suo Genitore e del suo Bambino (come quando si diverte facendo terapia) rende l’analista transazionale più efficace del professionista che invece usa solo un terzo della sua personalità e si mette in relazione con i clienti solo con l’Adulto.
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma I Ricatti
Collegati ai copioni sono i giochi, con il loro tornaconto esistenziale, ovvero i sentimenti negativi che si accumulano e che a un certo punto possono scoppiare creando una catastrofe emotiva. Il tornaconto esistenziale di ogni singolo gioco continua ad accumularsi fino a sfociare nel risultato previsto dal copione. Alcuni accumulano sentimenti di rabbia, tanto che a un certo punto si sentiranno giustificati nel chiedere il divorzio; altri accumulano sentimenti di depressione che li farà arrivare sull’orlo del suicidio. Questo creare situazioni che producano i sentimenti negativi indicati nel copione si chiama ricatto emozionale.
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma Il Copione
Il concetto a cui principalmente faccio riferimento nella comprensione della radice dei problemi psicologici è quello di copione. Berne ha definito il copione “un piano di vita inconscio che si basa su di una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva” (Berne, 1972). Analizziamo dettagliatamente tale definizione."Il copione è un piano di vita": per l’A.T. la teoria del copione sostiene che il bambino redige un piano specifico della propria vita, sotto forma di reazione drammatica che ha un inizio, un punto di mezzo e una fine. All’età di circa quattro anni, le parti essenziali della trama sono già state decise. A sette anni la storia è completata nei dettagli principali. Nella preadolescenza si dà qualche ritocco o si aggiusta qualche particolare. Durante l’adolescenza si rivede il copione e lo si aggiorna con aderenza alla realtà del momento.
"Il copione è decisionale": si basa su una decisione presa nell’infanzia, è pertanto il bambino che decide quale sarà il suo piano di vita. Ne consegue che bambini allevati dagli stessi genitori e nel medesimo ambiente possono decidere piani di vita completamente diversi. Le prime decisioni del copione derivano dalle emozioni e dall’esame di realtà del bambino, e vengono prese prima ancora che egli abbia la capacità di parola.
"Il copione è rinforzato dai genitori": attraverso messaggi non verbali e verbali. Tali messaggi di copione costituiscono la struttura di riferimento in risposta alla quale il bambino prende le principali decisioni di copione. E’ in tale modo che i genitori possono esercitare una forte influenza sulla decisione di copioni di un bambino.
"Giustificata dagli avvenimenti successivi": la vita di ogni persona si presenta, pur con il variare delle situazioni specifiche, con un’identità di fondo derivante dal fatto che gli avvenimenti, le persone, i problemi che si incontrano nel corso della vita vengono affrontati e gestiti sempre in modo abbastanza similare, basandosi sulle convinzioni prese durante l’infanzia. Spesso non facciamo altro che interpretare la realtà all’interno della nostra struttura di riferimento, cosicché essa possa giustificare le decisioni del copione prescelto.
"Il copione culmina in una scelta decisiva (finale)": la scena finale è detta tornaconto del copione, ed è stata scelta quando il bambino piccolo ha scritto la storia della propria vita. Il carattere di ripetitività del copione ci rivela che, quando da adulti si realizza il copione, senza alcuna consapevolezza, si scelgono dei comportamenti che permettono di raggiungere il tornaconto del copione prescelto.
"Il copione di vita può essere cambiato: dal momento che siamo noi ad aver deciso il nostro piano di vita, abbiamo anche il potere di cambiarlo, prendendo nuove decisioni in qualsiasi momento.
Il percorso terapeutico con l’Analisi Transazionale aiuta le persone a divenire consapevoli del proprio copione di vita e a modificarlo se questo è limitante per loro; la persona può essere aiutata anche a ritornare a quelle prime esperienze che hanno fatto sì che prendesse delle decisioni che allora erano necessarie per la sua sopravvivenza fisica o psichica (es. “non fidarsi degli altri”), ma che ora rappresentano un intralcio; essa può prendere ora la ridecisione di comportarsi in modo diverso per vivere una vita più soddisfacente nel presente.
Anche quando la vita è guidata da un copione, vi sono sempre dei periodi in cui la persona sembra sfuggire al suo infelice destino. Questo periodo che appare normale è detto controcopione. Il controcopione è in funzione quando il piano di vita infelice lascia spazio ad un periodo più felice. Questo però è solo temporaneo ed invariabilmente si verifica un crollo che riporta al copione originario. Nel caso di un alcolista, ci potrebbe essere un periodo di sobrietà; per una persona depressa con un copione di suicidio ci potrebbe essere un breve periodo di felicità, che inevitabilmente termina quando le ingiunzioni del copione prendono il sopravvento.
I copioni, se non vengono cambiati, vengono passati di generazione in generazione, come "patate bollenti," dai genitori ai figli, in una catena ininterrotta di pattern comportamentali tossici di disadattamento.
DECISIONI DI COPIONE
Se un ambiente familiare è sano, i genitori offriranno ai figli protezione incondizionata, qualunque cosa essi facciano. Se invece i genitori danno la loro protezione a condizione che i figli si sottomettano alle loro ingiunzioni e attribuzioni, sarà molto probabile che i figli sviluppino un copione. Le decisioni di copione vengono spesso prese consciamente, per poter ubbidire alle ingiunzioni dei genitori, anche se contrarie al proprio interesse. A questo punto, il bambino baratta la sua autonomia per la protezione dei genitori, per evitare critiche e punizioni. Questa decisione comporta il passaggio da una posizione "Io sono OK" ad una "Io non sono OK": Spesso si decide anche se gli altri sono OK oppure no. Se una persona ha preso decisioni di questo tipo potrà aver bisogno dell’aiuto di un terapeuta per cestinare il copione e cominciare a seguire una rotta di autonomia o, come dice Berne, per "chiudere uno spettacolo e metterne in scena uno nuovo.".
Se la persona viene aiutata a ritornare a quelle prime esperienze che hanno fatto sì che prendesse delle decisioni che allora erano necessarie per la sua sopravvivenza fisica o psichica, ma che ora rappresentano un intralcio, essa può prendere la ridecisione di comportarsi in modo diverso per vivere una vita più soddisfacente nel presente.
Si può osservare un copione in brevi sequenze di comportamento, dette minicopioni, che imitano e rafforzano di continuo il copione. Il fatto è che tutto ciò che succede nella vita psichica ed emotiva di una persona si riflette nel suo comportamento. In questo modo, studiando le transazioni, gli analisti transazionali sono in grado di capire i modi e le ragioni del comportamento e di aiutare le persone a smettere di giocare, a cambiare il copione e ad ottenere il massimo dalla vita.
COPIONI TRAGICI E COPIONI BANALI
Alcuni copioni sono tragici, altri sono banali. I copioni tragici sono quelli drammatici come la tossicodipendenza, il suicidio o la "malattia mentale." I copioni banali o ordinari sono meno drammatici ma ben più comuni: sono i melodrammi della vita di tutti i giorni. Generalmente coinvolgono grandi sottogruppi di persone: gli uomini, le donne, interi gruppi razziali, i giovani. Persone che appartengono a questi gruppi hanno copioni che le fanno vivere in modi predeterminati: in passato, ad esempio, le donne dovevano essere molto sensibili, casalinghe amorevoli e non avevano il permesso di essere logiche, forti o indipendenti; gli uomini dovevano essere logici, forti, dovevano mantenere la famiglia e non era loro permesso di essere infantili, di aver paura, di essere affettuosi o di aver bisogno di affetto. Una vita basata su un copione banale può implicare: andare di male in peggio, non divertirsi mai, essere sempre pieni di debiti, o occuparsi sempre degli altri trascurando se stessi.
Gli appartenenti a certe nazionalità o a certe razze si presume che debbano essere brillanti o stupidi, o onesti, subdoli, atleti eccezionali o imprudenti, freddi, ecc. In alcune culture ai bambini viene imposto un copione che li costringe ad essere competitivi, così che avranno difficoltà a collaborare e a convivere in pace. Altre culture invece danno massima importanza allo spirito di collaborazione, ma coloro che sono forti si sentiranno non OK. Questi copioni culturali possono avere un’influenza nociva su intere popolazioni.
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma I modi di strutturare il tempo: rituali, passatempi, giochi, intimità, lavoro.
1. Il rituale è uno scambio predeterminato di carezze di riconoscimento.
2. Il passatempo è una conversazione predeterminata su un certo argomento. I passatempi sono particolarmente evidenti ai ricevimenti e alle riunioni familiari. Alcuni dei più comuni passatempi sono: il tempo (Non è eccezionale questo caldo?), lo sport (Come va quest’anno la Juve in campionato?), la droga (Non sarebbe meglio legalizzare le droghe leggere?) o i pettegolezzi d’alcova (È vero che X si è separato da Y per mettersi con W che ha divorziato da Z?).
3. I giochi sono serie di transazioni ripetitive e ambigue, fatte per ottenere carezze. Sfortunatamente, le carezze che si ottengono con i giochi sono per la maggior parte negative. Il gioco è un metodo malriuscito per avere le carezze desiderate.
4. L’intimità è uno scambio di carezze diretto e potente, spesso implorato ma raramente ottenuto perché il Bambino se ne tiene lontano, spaventato da precedenti dolorose esperienze. L’intimità non è la stessa cosa del sesso, anche se spesso la si trova nel sesso. Peraltro il sesso può anche essere un rituale, un passatempo, un gioco o un lavoro.
5. Il lavoro è un’attività che ha un prodotto come risultato. Un buon lavoro sortisce, come effetto secondario, uno scambio di carezze.
Intimità e lavoro sono i due modi più soddisfacenti di ottenere carezze. Sfortunatamente un’intimità duratura è difficile da raggiungere perché spesso le persone sono del tutto impreparate dal punto di vista emotivo, e il lavoro è spesso insoddisfacente se si lavora isolatamente e non si viene lodati per i risultati ottenuti. Ecco perché si ricorre a rituali, a giochi o passatempi, che sono modi più sicuri, anche se molto meno soddisfacenti, di ottenere carezze. Ad esempio, un matrimonio può essere una serie infinita e noiosa di rituali, passatempi e giochi; spesso la ragione è che entrambi i coniugi vivono sulla base di copioni di vita che li privano delle carezze, impedendo agli uomini di provare sentimenti ed intimità ed alle donne di usare l’Adulto per chiedere e ricevere l’amore che desiderano.
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma Il Triangolo Drammatico
Per illustrare il triangolo drammatico si può usare l’esempio del gioco della Tossicodipendenza. In questo gioco il tossicodipendente, che ricopre il ruolo di Vittima della dipendenza, dell’umiliazione, del pregiudizio, dell’incuria dei medici e della brutalità della polizia, cerca e trova un Salvatore. Il Salvatore svolge il suo ruolo cercando, con generosità ed altruismo, di aiutare il drogato senza assicurarsi che questi si senta responsabile di intraprendere un percorso che lo allontani dalla droga. Dopo un certo numero di frustranti tentativi falliti il Salvatore si arrabbia e passa ad un ruolo di Persecutore, nel quale accusa, insulta, trascura o punisce il tossicodipendente; il quale, a questo punto, passa dal ruolo di Vittima a quello del Persecutore e contrattacca, insulta, diventa violento, finisce al pronto-soccorso nel cuor della notte. Quello che era il Salvatore ora diventa Vittima in questo gioco, dove lo scambio dei ruoli va avanti incessantemente nella giostra del Triangolo Drammatico.
In psicoterapia, per evitare il triangolo drammatico, l’analista transazionale insiste sulla stipula di un contratto, nel quale il cliente indica specificamente ciò per cui vuole essere curato. Questo rappresenta una protezione per entrambi, terapeuta e cliente: il terapeuta sa esattamente cosa vuole il cliente, mentre il cliente sa ciò su cui il terapeuta lavorerà e quando sarà completata la terapia. In ogni caso, il modo migliore per non cadere nel triangolo drammatico è quello di evitare i ruoli di Salvatore, di Persecutore o di Vittima rimanendo nello stato dell’Io Adulto.
Compilato dal ITAA Development Committee Task Force on Transactional Analysis Core Concepts (tradotto da Claudia Chiaperotti)
D.ssa Bottaro Psicologa Psicoterapeuta Tuscolana - Anagnina Roma I Giochi
L’aspetto essenziale dei giochi sta nel loro essere scambi di carezze, ingannevoli o nascosti. Il gioco è una serie ripetitiva di transazioni nascoste che ha un inizio, un proseguimento, una fine e un tornaconto. Il tornaconto è un vantaggio occulto che motiva i giocatori a partecipare al gioco.
L’Analisi Transazionale divenne una moda nazionale negli Anni Sessanta grazie all’enorme successo del libro di Eric Berne A che gioco giochiamo? nel quale i vari giochi venivano chiamati con nomi divertenti ("Ti ho beccato," "Prendimi a calci," "Sto solo cercando di aiutarti"). Ad esempio Jane gioca a "Perché non… Si, ma…": chiede consiglio agli altri, ma rifiuta tutti i suggerimenti, per cui alla fine sono tutti esasperati. Questo è il genere di conversazione che va avanti all’infinito, sempre uguale, particolarmente nei gruppi di terapia, ambiguo e non palese. A livello sociale sembra una conversazione tra una persona nello stato dell’Io Adulto che fa una domanda ad una o più persone, anch’esse nello stato dell’Io Adulto. Ciò che la rende un gioco è che nessuno dei suggerimenti offerti viene accettato. La ragione è che, a livello psicologico, molto più significativo, la verità è che Jane magari ha bisogno di un consiglio, ma ha molto più bisogno di carezze; e dato che queste le vengono date in modo molto indiretto, sono molto meno soddisfacenti di quanto non sarebbero delle carezze dirette. E così il gioco si interrompe su una nota di frustrazione depressa.
TORNACONTO
I miei ambiti di intervento
- Ansia, fobie, attacchi di panico, disturbo ossessivo-compulsivo
- Depressione, lutto
- Difficoltà relazionali
- Dipendenze
- Disturbi di personalità
- Eventi critici ed esperienze traumatiche: incidenti e infortuni, malattie, ospedalizzazioni, Interventi chirurgici, maltrattamenti, molestie e abusi, abbandono e perdite, separazioni, calamità naturali, aggressioni e rapine, guerre, suicidio di conoscenti, amici o familiari, bullismo e cyberbullismo, aborti, infertilità, morte intrauterina fetale, traumi relazionali infantili.
- Homesickness: problemi e disagi vissuti dagli expat ossia gli italiani che vivono all'estero.
- Lipedema e Linfedema: disagi psicologici correlati alle due patologie
- Obesità, fame nervosa, anoressia, bulimia
- Problemi d coppia, sostegno in caso di separazione e divorzio
- Problemi di infertilità, sostegno individuale e di coppia nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita
- Problemi familiari, problemi comportamentali dei figli
- Stress, dolore cronico, disturbi psicosomatici
Come lavoro
I miei interventi sono rivolti ad individui (bambini, adolescenti, adulti), coppie e famiglie secondo modalità e tempi che vengono definiti e concordati all'inizio del percorso e in funzione della richiesta d'aiuto della/e persona/e.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio umanistico integrato, con specifico riferimento ai seguenti modelli: esperienziale, cognitivo-comportamentale, interpersonale e psicodinamico, con speciale focalizzazione sull'Analisi Transazionale.
Di cosa mi occupo
Ho collaborato per un breve periodo di tempo con l'Associazione "Habitat per l'Autismo onlus" in qualità di terapista comportamentale per l’insegnamento a persone con autismo in ambiente familiare e scolastico, attraverso l'utilizzo di tecniche che integrano il metodo ABA e la strategia T.E.A.C.C.H.
Sono iscritta all'Albo dell' Ordine degli Psicologi del Lazio, n°10631 e inserita nella lista degli Psicoterapeuti